RADICI POETICHE

Premio di Poesia Dialettale

A Massimo Troisi

Quando il dialetto diventa luogo del cuore. La casa a cui fare ritorno.

Ogni dialetto porta in sé le radici storico culturali di un territorio, l’identità unica e specifica che ci fa sentire figli di un determinato luogo. È la “lingua” dei nostri padri, ci identifica e ci dà una collocazione ben precisa rendendoci padroni di tutta la nostra realtà. Non è solo espressione, è un modo di pensare, di vivere, di rendere un’idea ancor prima di tradurla in termini precisi.

Ma anche il dialetto, come ogni cosa, è vivo e con il cambiare dei tempi muta. Molti modi di dire si sono persi, tante espressioni sono cambiate e continueranno a mutare nel tempo, recuperarle, lasciarne traccia, vuol dire recuperare le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra origine.

Oggi, nell’epoca della globalizzazione, come possiamo confrontarci con altre culture se non conosciamo la nostra, come possiamo tracciare una rotta, capire dove andare, se non sappiamo da dove veniamo e non abbiamo una casa a cui fare ritorno?

Recuperare questo immenso patrimonio non è semplice, basta pensare quanti dialetti diversi ci sono solo nella nostra irpinia.

L’obiettivo del concorso “Radici poetiche” della casa editrice il Papavero è unire l’Italia attraverso il filo sottile dei diversi dialetti, anche perché se non siamo pronti a riconoscere e rispettare le diversità non saremo mai un popolo veramente unito. Ripercorrere l’Italia, dunque, e unirla attraverso il filo sottile delle sue meravigliose diversità, recuperare le radici, lasciarne traccia prima che, come già è accaduto in alcune grandi città, il dialetto si perda completamente lasciando il posto solo ad accenti specifici che rendono riconoscibile la provenienza e l’appartenenza a un luogo piuttosto che a un altro.

Recuperare un linguaggio atavico, viscerale che ci consenta di parlare da cuore a cuore, di scavare con ogni parola nel vivo delle emozioni e della semplicità d’animo, perché se è vero, come sosteneva Raffaele Baldini, poeta romagnolo, che in dialetto non si può disquisire di Dio, è pur vero che il dialetto è la lingua più vera e più adatta per parlare con Dio.

Il concorso è dedicato a Massimo Troisi che con la sua arte, il suo talento e la sua lingua ripulita dalla volgarità, ha portato la parte più bella di Napoli nel mondo, oltre Oceano, fino in America. La madrina è Rosaria Troisi che ci ricorda non solo suo fratello Massimo, ma gli insegnamenti della loro mamma.