IL MAESTRO DI DON GIOVANNI
di Vincenzo Castaldo

Frutto di una ricerca triennale condotta dall’autore principalmente tra Napoli e Roma instaurando contatti oltreoceano tra New York e Hobart, svela la gestazione e la lavorazione di “Il maestro di don Giovanni” (M. Krims, 1954), un avvincente quanto sconosciuto film di cappa e spada girato a cavallo tra il ‘52 e il ‘53 negli stabilimenti di Cinecittà, al Real Bosco di Capodimonte a Napoli e nei borghi irpini di Lauro e Marzano con interpreti principali Errol Flynn e Gina Lollobrigida.
Il libro si articola in quattro parti.
La prima offre una sintesi storica del filone di cappa e spada, che ha trovato terreno fertile prima in America e poi in Italia a partire dagli anni Trenta, e omaggia star come Burt Lancaster, Sean Connery, Antonio Banderas e Johnny Depp che, sulla scia del mitico Errol Flynn, hanno reso celebre la casta degli swashbucklers.
La seconda s’incentra esclusivamente sull’opera cinematografica di Milton Krims svelandone i cast artistico e tecnico, la trama, le locations e le varie ipotesi su come la troupe sia sbarcata nella Bassa Irpinia.
La terza parte, invece, comprende tutta una serie di storie, racconti e simpaticissimi aneddoti recuperati dall’autore, che si è particolarmente divertito a romanzare alcuni fatti di cronaca legati al periodo delle riprese oltre a intervistare in esclusiva la diva Gina Lollobrigida, il principe Pietro Lancellotti con le sorelle Ginevra e Maria Cristina, che hanno avuto modo di conoscere gli interpreti principali durante la lavorazione della pellicola nel castello di famiglia, e diversi cittadini del vallo di Lauro che hanno vissuto il periodo delle riprese o partecipato al film con ruoli più o meno importanti.
La quarta e ultima parte comprende notizie e curiosità varie sulle vicissitudini della troupe durante il periodo della lavorazione della pellicola, le recensioni giornalistiche dei principali quotidiani del tempo e quelle “ritrovate” di quattro grandi critici del cinema italiano, tra cui il compianto padre dei David Gian Luigi Rondi.
Il tutto è corredato da foto di scena e scatti amatoriali ritrovati dall’autore.

Il libro si avvale della prefazione di Valerio Caprara e della postfazione di Alessandro Cecchi Paone