IL DIARIO DI PIETRA N.O.F. 4
Alessandra Cotoloni

E’ la storia di un folle, Fernando Nannetti, che incise la sua storia, con l’ardiglione del gilet in dotazione ai degenti, lungo 180 ml di muro nel manicomio di Volterra. Un romanzo che ci induce a riflettere su noi stessi e sul concetto stesso che diamo alla parola “normalità”, regalandoci ciò che è essenziale per la crescita della propria consapevolezza: il dubbio.
Quelle pareti, ancora oggi raccontano della sua famiglia numerosa e immaginaria, dai tratti somatici bizzarri e denuncia il sistema manicomiale. Una testimonianza toccante che racchiude il grido di centinaia e centinaia di persone che venivano violate nella loro essenza umana, private completamente della propria dignità. Una denuncia importante arricchita spesso da vere e proprie poesie che ci riportano la profondità di un uomo privato della libertà di essere e di esistere.
Il suo murale è considerato una delle espressioni più significative di Art Brut: in un museo a Losanna gli hanno dedicato una sezione specifica.
La prefazione del libro è stata curata dal prof. Alessandro Meluzzi che traccia la storia dei manicomi fino alla loro chiusura non mancando di sottolineare che a oggi non sono state trovate giuste soluzioni alternative.

Euro 15,00

Porto Venere La Baia dell’Arte
concorso internaz di poesia e narrativa
Premio della giuria 
Morivazioni:  Un’accurata ricerca storica da cui nasce un libro coraggioso e scomodo per ridare voce e dignità a chi non aveva mai avuto nemmeno il diritto, inalienabile a qualunque uomo , di essere considerato Essere Umano: Alessandra Cotoloni in un romanzo-testimonianza, narra della triste vicenda di Fernando Nannetti, nato a Roma nel 1927, che trascorse quasi l’intera vita in manicomio, a Roma prima, e dal 1958 a Volterra. Una vita “invisibile”, come tante, fra quelle centinaia che sono passate da quelle tristi strutture, che poco avevano di ospedaliero e molto di carcere e che, sarebbe stata dimenticata… se non fosse che il protagonista, nella sua follia, aveva un tale desiderio di esistere, di affermare al mondo la sua identità , da voler lasciare testimonianza scritta  di quanto gli stava accadendo. Ma come si può lasciare traccia di sè, quando si trascorre una non-vita , quando non si esiste, perchè non si possiede nulla neanche un foglio sul quale poter scrivere la propria disperazione? Fernando Nannetti ebbe l’intuizione  di utilizzare la fibbia metallica del gilet della divisa data in dotazione ai degenti, come una penna, per graffiare con forza l’intonaco del muro esterno del Padiglione Ferri , nel manicomio di Volterra facendolo diventare così un enorme foglio di carta. A questo singolare diario, Fernando Nannetti affidò il racconto della sua vita, intrecciando realtà, fantasia e follia…Alessandra Cotoloni, dopo essersi documentata a fondo su questo caso, già noto in verità, ma pressoché dimenticato, ha saputo rimettere insieme i testi originali, interpretarli e far loro prendere il volo: ” Come una farfalla libera son io Tutto il mondo è mio e tutti fo’ sognare…”. A Questo libro va il riconoscimento del suo grande impegno sociale, perché far risuonare la voce del silenzioso Fernando Nannetti, significa ridare dignità a centinaia di uomini, ora Non più invisibili.
Monica Garruzzo
Rive gauche – Festival
Concorso letterario per opere in prosa , poesia e testi teatrali
 2° classificato
Motivazioni:Una storia reale, quella di Fernando Nannetti, l’uomo che trascorre un’intera esistenza nei manicomi di Roma , prima e poi di Volterra, dove, con l’ardiglione del gilet dato in dotazione  ai degenti , scriverà, sul muro esterno del padiglione Ferri, il suo diario. Un Diario, appunto, di pietra: A lasciarci la sua testimonianza , che diventa denuncia collettiva dei troppi esseri privati della loro libertà, è Alessandra Cotoloni, e lo fa attraverso una prosa luminosa ed energica, eppure non scevra da suggestioni poetiche, toccando con limpidezza un argomento dagli “scottanti” coinvolgimenti sociali e regalando così ai lettori parole che conquistano per il ritmo, la gamma emotiva e il pathos più trasci-nante. Un romanzo intelligente e vero, colmo di toccanti emozioni.
Maria Rosaria Perilli
EquiLibri 
Premio letterario nazionale
1° Classificato
Motivazioni:L’autrice dimostra di possedere una spiccata capacità e una sensibilità non comuni nel trattare un tema difficile come quello della follia. Così, attraverso il suo racconto, la sua scrittura e il suo stile pulito e attento crea un romanzo coinvolgente che va a riempire uno spazio  lasciato vuoto dalle poche notizie che si hanno (ri)portando alla luce la storia di una vita passata in manicomio e le ombre – nonchè i lati oscuri- dell’uso e dell’abuso dell’istituzione psichiatrica.
Chiara Ricci – ass.ne Piazza Navona