LE FARFALLE E I PESCECANI

Raffaele De Marinis

Un romanzo sulla prostituzione minorile, oltremodo reale. La storia di due ragazzine dalla faccia pulita, due fanciulle che potrebbero essere tranquillamente le ragazze della porta accanto, insospettabili e forse proprio per questo facili prede.

Nel raccontarci la loro quotidianità, che nulla ha di straordinario, ma si muove tra i canoni tipici delle famiglie normali, Raffaele ci fa capire quanto breve sia il salto, come è facile cadere nelle fauci dei pescecani e perdere le ali, simbolo di leggerezza, libertà, sogni e pulizia. Ma le farfalle se si catturano muoiono. Devono essere libere e volare dove gli pare. Il loro posto non è in gabbiette ma libere nel cielo. Le farfalle non hanno padrone, le farfalle sono libere, volano dove gli pare.

Miryam e Nadia, hanno due vite molto diverse e diversa è la trappola per fagocitarle nelle terribili fauci della prostituzione. Anche gli epiloghi sono diversi e ognuna delle due riconquisterà la libertà a modo suo, anche quando l’unica possibilità di volar via sembra essere la morte. Nei loro letti si alternano personaggi diversi, abilmente dipinti dalla penna di De Marinis. Si ha la sensazione di essere lì, in quella camera e vederli pingui sudare e affannarsi, nel buio del fondale marino. E Raffaele non si limita a descriverne il corpo, Raffaele ruba loro l’anima attraverso frasi smozzicate, in ogni singola goccia di sudore, cogliendo l’aspetto più miseramente umano e il dramma che anche questi uomini infondo vivono in quanto vittime di un vizio assurdo. E non viene risparmiato neanche un prete dilaniato nell’anima nell’ormai insostenibile dicotomia uomo-sacerdote.

…Panem nostrum quotidianum da nobis hodie… et dimitte nobis debita nostra… sicut et nos dimittimus debitoribus nostris…

La cantilena colma d’affanni si sbriciola in un masticare di parole e respiri gonfi di anni, ogni parola sgrana un rosario immaginario di religioso perdono, di giustificazione, di solenne necessità; ogni parola è modulata dall’andatura

E così “Le farfalle svolazzano fra i denti stretti dei pescecani, non c’è scampo

sulle ali colori sbiaditi tra gli occhi sguardi scaduti non c’è scampo, non hanno nome, non hanno destinazione, non c’è scampo. Lontane dai fiori ora vagano tra denti affilati, non c’è scampo, sulle ali colori di solitudine e polline di fiori marci

non c’è scampo. Il vento le trascina da una gabbia all’altra, il loro tempo si è ormai arenato fra i denti aguzzi dei pescecani.

Un libro che fa male e ferisce nel più profondo dell’anima, ma anche un libro che fa riflettere e aprire gli occhi a chi come me diventa ingenuo solo perché non vuole vedere, non vuol credere. (Copertina a cura di Bianca Pacilio)