BATTI CUORE
di Giovanna De Chiara

Non sempre le prefazioni vengono lette, forse perché ci si aspetta contengano solo una breve introduzione ai contenuti di un libro, o forse perché le si considera un semplice rito, come passare dall’anticamera a lasciare il cappotto prima di entrare in soggiorno. In realtà la prefazione è forse la parte più importante di un volume perché ne dà la chiave di lettura. Scrivere un libro, infatti, è come affrontare un sentiero sconosciuto: man mano che si scrive, che ci si inoltra lungo il sentiero, si fanno scelte differenti, si comprende meglio perché si è affrontato quel cammino e alla fine si chiarisce anche la meta finale. È a questo punto che nasce il desiderio di condividere con i propri lettori quel percorso, non semplicemente mostrando loro la strada, ma indicando ogni passaggio, facendoli partecipi di ogni sensazione, ogni paura, ogni scoperta che ha caratterizzato il nostro viaggio. Un libro è quindi un momento della propria vita che in qualche modo  sopravvivrà.

Il mio scopo è proprio guidare il lettore a camminare su questo sentiero, a provare le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti di chi per primo lo ha affrontato con la penna e con il cuore. Ho incontrato Giovanna, l’autrice del libro che state per leggere, quando aveva da poco intrapreso quel cammino che la stava portando verso varie direzioni: moglie, mamma e imprenditrice entusiasta; quando il suo piccolino, che poi riconoscerete come il protagonista della storia, era solo un fagiolino protetto e al sicuro nel seno della sua mamma. Dopo poche settimane da quel primo incontro, si è trovata ad affrontare una delle prove più difficili della sua vita, una delle prove più difficili nella vita di ogni mamma. L’ho rincontrata qualche anno dopo, ignara del suo bagaglio di sofferenze, e abbiamo condiviso un tratto di strada: io insegnante del suo secondogenito, lei donna in piena corsa verso mille traguardi. E quel tratto di strada ha fatto sì che nascesse un sentimento reciproco di affetto, stima, rispetto. Ciò mi ha consentito di leggere in anteprima il suo scritto e di conoscere quel suo periodo buio, che però ha contribuito sicuramente a farla crescere come donna. L’accettare, infatti, con apertura la realtà della vita, pone la persona in un atteggiamento costruttivo, di crescita, di superamento delle difficoltà, di possibilità progettuale.
In questo si colloca la prospettiva di felicità, o meglio di momenti di felicità.
Momenti in cui “il naufragar… è dolce”, il cielo sereno, il mondo interno tranquillo e quello esterno sospeso in una luce soffusa, che attutisce i rumori.
Ogni cosa al suo posto, dentro e fuori. In quei momenti ci si sente felici, si possiede la felicità, per poi riprendere il percorso quotidiano con le sue piccole cose positive e negative, nell’attesa di altri momenti felici.
D’altra parte, ciascuno dà un suo specifico significato e contenuto alla parola felicità, ma tutti fatichiamo a comprendere che la felicità non è un dono gratuito, ma da conquistare.
È in quest’ottica che si inserisce il duplice obiettivo di questo libro: da una parte di catarsi per l’autrice e dal-l’altra di riflessione per il lettore. A volte, infatti, una frase, un’idea, il racconto di un’esperienza, possono far scattare qualcosa dentro di noi, aprirci una porta che pensavamo chiusa o non sapevamo neanche esistesse.
Non è detto che la nuova strada sia migliore, non è detto che la nostra vita subisca una svolta, ma se andiamo avanti con la curiosità del bambino e la consapevolezza dell’adulto e soprattutto, se amiamo veramente la vita, nonostante i momenti difficili che spesso la caratterizzano, allora ogni incrocio, ogni bivio, ogni percorso rappresenterà comunque un’opportunità di migliorare noi stessi.

Buona lettura, allora, e… buona vita!