HO QUARANT’ANNI E NON VOGLIO MORIRE

Un incredibile viaggio nella parte più oscura della mente umana

E’ chiaro per tutti che Salvatore la Ragione è un nome di fantasia, uno pseudonimo utilizzato da chi non può o non vuole esporsi a un ulteriore linciaggio morale e psicologico. Un libro fresco di stampa, uno dei più bei libri che abbia letto dopo “La Nausea” di Sartre. Sicuramente non è un libro facile, questo del Papavero, non è facile perché ti costringe ad entrare ad immedesimarti nei panni di un giovane malato di schizofrenia. Malato e non schizofrenico, perché Salvatore non deve essere identificato in alcun modo con la sua malattia. Un romanzo di un’enorme forza narrativa, accattivante e coinvolgente. L’autore racconta il suo delirio psicologico in una sorta di diario denso di significato, ricco di riferimenti filosofici, impregnato di una vasta cultura umanistica.

La presenza di un altro in sé, fosse esso Dio o diavolo, è quello che costituisce la mia malattia. – racconta La Ragione – Ma è a uno stato lieve come se le voci fossero un disturbo fisiologico, una dispercezione e un disturbo dell’attenzione abbastanza normalizzati, che non presentano la gravità dei pazienti in cui la realtà delle cose, dell’io, dei sentimenti è come sparita. In genere, sono presente a me stesso come in un continuum spazio-temporale in cui gli atti aderiscono normalmente alla coscienza. La parte disturbata e schizofrenica appartiene a una certa pigrizia che potrebbe, però, riportarsi a un disturbo autistico.”

E un incubo ricorrente “Ho sognato di essere trascinato dalla corrente di un fiume in piena. In mezzo ai vortici, cercavo di appigliarmi a qualche ramo per non morire …”.: I rami che sempre si spezzano, o gli scivolano dalle mani; Salvatore non trova più nessun appiglio, sta per essere inghiottito dalle acque impetuose, ed ecco che si sveglia di soprassalto, in preda al terrore. “Non bisogna essere maestri nell’interpretazione dei sogni, per decifrare il lavoro onirico in un caso come questo. – ci spiega il dott. Albino Zarrella dell’U.O. Neurologia, Ospedale Moscati di Avellino –  L’incubo di Salvatore è in fondo una metafora della vita: tutti siamo trascinati dalla corrente di un fiume, che può essere più o meno lungo, tortuoso, profondo, impetuoso, disseminato di vortici e scogli pericolosi, ma anche di verdi radure e sponde rigogliose, prima di arrivare al mare che tutti accoglie e dove tutto si placa.

Per meglio tenersi a galla tra i vortici delle acque, capire la direzione della corrente e comprenderne il ‘senso’, Salvatore ha scritto queste pagine, nelle quali riflette profondamente su se stesso, voltandosi indietro e provando a spiegare a lui stesso che le scrive e a chi le legge, come mai è arrivato a quel punto, contro quali scogli è andato a sbattere e quali è riuscito a scansare. Prova a riflettere sul presente, senza ancora riuscire a risalire per le sponde in una radura tranquilla ove possa riprendere fiato. Scrive tenendosi  strenuamente aggrappato ai rami che ancora resistono, in mezzo al frastuono delle ‘voci’ che gli rimbombano intorno e che rischiano di fargli allentare la presa. Molti dei rami, ai quali Salvatore ha tentato di aggrapparsi nel corso della sua vita, si sono spezzati. Il più importante di tutti, la madre, si è spezzato pochi anni fa (“a sette anni sognai che il sole si spegneva, mia madre spariva e con lei il mondo”). Altri rami ancora resistono: il cugino, caro collega al quale debbo il mio incontro con Salvatore; il padre, oramai novantenne, ma sempre lucido e ben saldo nelle sue convinzioni; un vecchio amico, che ha fatto tanta ‘strada’ ma gli è ancora vicino; i filosofi, e – tra tutti – Gentile, Croce, con i quali è in continuo dialogo. Credo di rappresentare per Salvatore uno dei rami ai quali è aggrappato da tempo. Dieci anni fa (Salvatore aveva quarant’anni) gli ho suggerito di mettere per iscritto le sue sensazioni, descrivere le sue paure, raccontare i suoi sogni. Ad ogni nostro incontro i fogli si sono fatti di volta in volta più numerosi, sempre densi di significati, ricchi di riferimenti filosofici, impregnati della vasta cultura umanistica di Salvatore. Condividerli con i lettori unificandoli in questo volume, che ho l’onore di presentare, è stato un atto dovuto, obbligato: un passo utile, raro nel suo genere, nel lungo e difficile viaggio all’interno della nostra anima.” Un libro che vuole abbattere distanze e pregiudizi perché spesso si teme e si evita ciò che non si conosce, ma anche un bel romanzo pregno di vita e di morte, ma soprattutto un valido strumento per gli operatori del settore, infatti è uno dei rarissimi lavori dove è il paziente stesso a raccontare della sua malattia.

Prezzo15,00 euro