IL MALE DI VIVERE
Silvana Grano

Un romanzo sull’anoressia.
Solitudini che si intrecciano, silenzi che rendono impossibile la comprensione reciproca e creano distanze che sembrano incolmabili. Il dialogo diventa un’utopia, i problemi di tutti i giorni si ingigantiscono, fino a creare vuoto e dolore dove dovrebbero essere amore, comprensione, pace.
Camilla e Francesca, figlia e madre, due donne che si cercano senza trovarsi, ognuna persa nella propria solitudine, ognuna certa che il proprio male sia unico e universale, in grado di soffocare tutto ciò che lo circonda. Un gioco di specchi che riflettono le stesse immagini, benché le protagoniste non siano in grado di scorgere le similitudini delle loro anime. È un romanzo che dà voce al male di vivere dell’uomo moderno e alla sua ricerca della felicità, che è una ricerca dell’amore.

PRESENZE: diario di cento giorni di lockdown

Silvana Grano

2020 – Pandemia da Covid-19 Un nuovo coronavirus, partito a fine 2019 dal mercato
di Whuan, in Cina, si diffonde rapidamente in tutto il mondo. La Cina è
geograficamente lontana, ma non in un mondo globalizzato.
L’Italia è il primo paese occidentale ad essere colpito. Il virus ci trova indifesi ed
impreparati. Il governo, nel tentativo di arginare il diffondersi dell’epidemia, impone
un lockdown totale: tutta l’Italia si ferma e si ordina ai cittadini di restare chiusi in
casa. La
paura e l’angoscia si impossessano di ognuno di noi.
Il romanzo si snoda come un diario “sui generis”, in cui vengono riportate le notizie
più importanti, descritte le immagini più suggestive, commentate le domande più
frequenti che ognuno di noi si è posto.
Parla in prima persona una presenza, l’anima di una delle più di 34.500 vittime di
Covid-19 e attraverso le sue parole seguiamo a grandi linee l’epidemia dal suo inizio
in Cina, con tutte le polemiche che hanno accompagnato la nascita di questo nuovo
coronavirus, passando dai primi contagi italiani alla cattiva gestione dell’emergenza,
fino alla strage consumata nelle RSA lombarde.
Il romanzo è scritto “in diretta”, durante i giorni dello sconforto e del dolore e la
scrittura ne rende testimonianza. É sobria, spezzata, fatta di frasi brevi, quasi che le
parole abbiano pudore a comparire in tanto dolore ed escano dall’anima come un
singhiozzo che interrompe il pianto.