ATTENZIONE!!!
Si ricorda a tutti i partecipanti che aderire al concorso con nomi falsi o opere non proprie è reato perseguibile penalmente

PAROLE IN QUARANTENA

In questi giorni in cui siamo costretti a restare in casa tra preoccupazioni, mancanze e sconforto, è molto importante lasciar fluire le emozioni: raccontare e raccontarsi, restare connessi con il proprio io e con gli altri. Per questo motivo la casa editrice Edizioni Il Papavero ha deciso di mettere a disposizione di tutti uno spazio in cui condividere racconti brevi e poesie.
Invia le tue “Parole in quarantena” all’indirizzo mail: edizioniilpapavero@libero.it, le pubblicheremo sul nostro sito e sui nostri canali social.

SCHIUMA

Una frantumaglia
di instabili emozioni
si staglia
contro gli scogli
della paura
e si fa schiuma
Nuovamente risucchiata dalla marea
con forza
si disperde
e quando il mareggiare par si addolcisca
nuovamente questa prende vita
inzuppa l’anima
di fragili certezze
di malinconici ricordi
di dubbi, di errori
Morde forte, dentro
non lascia scampo
e quando annegare sembra l’unica via
ecco il corpo, dalle onde
gettato a riva
singhiozzante, stanco
ma ancora in vita.

Roberta Belotti

VITA

Semu curcati nto divanu
incudduriati nta na cuperta
cu lu tempu ca non mali
ma lu scrusciu di la pioggia
si l’ascuti, ti cunotta
e l’Aceddi – comu ora – su ammucciati
ma nescirannu fora
pirchì Volunu cantari
e li Ciuri? Volunu sbucciari
e a Primavera? Voli arrivari
e lu Suli? Voli spuntari
e non sulu pi quariari
ma pi fari arusbigghiari i nostri cori
e nui vulemu tunnari a fari, abbrazzari, vasari
nesciri, ballari, cantari, travagghiari
havj a finiri stu turmentu
e tutti nsemmula
n’avemu a tunnari a ripigghiari
a nostra VITA, a VITA nostra
lu beni chiu priziusu
ca lu Signuri ni vosi dari.

Stefania Mazzurco

SDRUCCIOLEVOLI PENSIERI

Aspro, il respiro che rimbalza dalle labbra al naso.
Stanche, cocciute e fasciate, le gote,
come a voler impedire ogni singola espressione.
Sdrucciolevoli, i pensieri.
Trottolano tra il panorama di una finestra ed un’altra.
È cambiato tutto, eppure,
nel cuore, lì dove la speranza si Cuba,
è rimasto tutto uguale.
L’unico lieto affanno sta nelle tante telefonate,
bramate, aspettate, condannate a vincere,
ancora per molti giorni,
dinanzi ad un caloroso abbraccio.
Si tornerà a possedere il profumo
delle persone che si amano.
Si tornerà a vivere
con nuovi occhi, nuovi sorrisi, nuove consapevolezze.
Si tornerà a lottare,
per essere migliori.

Elisabeth Gioia Carbone

LEZIONE DI VITA

E mentre l’uomo disturbava
la Vegetazione
decapitando il verde sfregiando
la pelle della terra con pozzi e miniere
catturando gli animali
per il commercio delle fiere,
mentre l’uomo travestito da Dio
sfilava nel carnevale dell’ evoluzione,
la Natura preparava un piano virulento,
una vendetta,
che poi vendetta non era,
piuttosto una lezione
che’ non c’è cosa appresa
senza dolore nell’educazione.

Uno schiaffo
all’isteria dell’uomo onnipotente,
quasi a dire:” Faccio a meno di te,
qui non conti niente,
l’ acqua continua a scorrere
e il mare a palpitare,
le foglie sono verdi
senza di te,
il sale resta sale.”
E così l’uomo
che aveva rubato alle piante
il buon respiro,
si trova prigioniero in casa a questo giro
a respirare coi polmoni artificiali
e inginocchiato sulle proprie ceneri
e dei cari,
confuso,
in castigo
tra comodità e distanza,
scorge fuori un mozzicone di cielo
che respira
e pensa
che forse un poco
si e’ sopravvalutato:
non e’ lui l’ essere più potente
del creato.
.
Valeria Cipolli

MALE A CIEL SERENO

Sfogliavo le pagine d’un diario in cuoio di lupo
quando mi sentii strano e leggermente più cupo.
Qualcosa mi distrasse, qualcosa mi fermò
e mi resi conto che la fuori tutto si bloccò.
La minaccia che prima sembrò futile
divenne qualcosa di incredibile.
Iniziò a sceglier rapida le prescelte vittime,
rubando con astuzia le difese in certe anime.
Cominciò a diffondersi il male nel settentrione
per mietere e lasciar segno fino al meridione.
Il panico inceppò ormai lo stivale
e tutto divenne sempre più male.
Ma qualcuno lotta, qualcuno non molla:
eroi che cercano la difesa in qualche ampolla,
guardiani che cacciano imbecilli ritardati
con voglia inconsapevole d’esser condannati.
Stiate dentro, dunque, siate saggi!
E la pace tornerà con i suoi omaggi!
Facciam quindi ognuno la nostra parte,
se non vogliam sorprese e altre carte.
Aspettiam con calma e gran pazienza questo siero,
prima che sta minaccia ci porti tutti al cimitero.

Hal Kanzoner

RIFLESSIONE SUI MALATI IN CORSIA

Pensami, ricordami, e non essere triste…
Pensami, sorridimi, e non sarà stato invano…
Pensami, confondimi, amami, da lontano coprimi…
Io non so pregare ma a modo mio lo sto facendo…
fammi vedere nascere dalle tue labbra un sorriso
ed io sarò felice insieme a te…
Il letto sembra enorme per me…
Cerco la tua mano… non ci sei…
Bagno il mio cuscino… è la pioggia della sera…
Suonano le campane, un gabbiano vuole mangiare…
Sii sempre la mia stella, io ti guardo da lontano…
Sii sempre la mia guida, io non sarò altrove…
Ti vedo sparire, ti sento scivolare dalle mie mani…
Pensami, sorridimi e non sarà stato invano…
Pensami, ricordami e ti ricorderò…
Pensami, avvolgimi, coprimi di te…
Ti ho stirato qualcosa,
stirando bene le pieghe della mia apprensione.
stendendo bene le piaghe dell’anima,
per non fartele notare…

Alessandra Paparelli

PAROLE IN QUARANTENA

Cosa aspetti
Godot?
Non so
ti pare?
Neanche
un passo
posso fare.

.
11.III.MMXX
.
Valentina Maria Vacirca

PRIMA E DOPO

Macinando chilometri
Come il caffè,
Da Atene a Sparta;
L’oriente, l’azzurro
Di un tè sotto il verde,
Era troppo vicino.
E poi l’erma posta
Al crocicchio, di Hermes divino.

Fermiamoci, tra le risa
Sguaiate di ebbri
In corso, navi senza
Nocchier, di dolore ostello.
“Ci vediamo per l’aperitivo?”

Prende la verga il cucciolo
Di Maia, fermi, al trotto,
Poi ancora stasi, è già marzo
E non si muove ciò che scorre.

Eleonora Federici

PAROLE IN QUARANTENA

Un bottone. Poi un altro.
Hai raggiunto i miei 21 grammi.
Seduta in mezzo alla gente,
nuda come nella vasca da bagno.
Un bottone. Poi un altro.
Il maglione di cashmere
non serve più oramai.
Il vento spazza via le nuvole,
la tua mano straccia il passato.
Un bottone. Poi un altro.
Nuda come quando vieni al mondo,
nuda e senza peccato.

Rachele Baiocco

 * USCITE *

Uscite
e viaggiate con la creatività
Perché il mondo
Non si guarda solo con gli occhi
Uscite
Con le idee
A cercare la libertà,
Che non è quella
Che credete vi stiano togliendo
Perché non si esce sempre
Da un dentro verso un fuori
Ma da una situazione circoscritta
Ad un’altra;
Uscite
Dal vostro mondo quotidiano
Uscite per entrare in voi
Uscite
E camminatevi dentro
Sbronzatevi di voi stessi
Scopate con i vostri sogni
E fatene nascere rivoluzioni
Perché i veri limiti
Non sono tangibili
E non sono di certo quattro mura

Emilio Lonardo

IL CICLAMINO IN BIANCO E NERO

Ti osservo
in rispettoso silenzio
e con profonda ammirazione
per ciò che la natura ti ha donato
rimango lì
sospeso nel tempo
ad aspettare
il primo raggio di luce
intenso
a tratti frastagliato dalle imposte
trattengo
il respiro
per non inquinare l’eterno momento
vivo
l’inizio di tutto come fosse atteso da sempre
sento
il tuo pulsare con cadenza scandita
sciolgo
le lacrime care cadere sull’arida terra
bagnata
per dare a te ulteriore gioia infinita
rimango lì
finché dura la vita

Pierpaolo Freschi

PAROLE IN QUARANTENA

Non potrà essere tutto come prima,
anche e soprattutto perché noi saremo diversi.
Però potrà essere meglio di prima,
se ognuno di noi oltre alle cicatrici nel cuore,
di questi giorni si porterà anche gli insegnamenti d’Amore.

Filomena Piccirilli

HO IMPARATO A CONTARE

Le mani in pasta, il telefono in mano,
le serie tv sul solito divano
Quarantena che quaranta non dura
si espande, si stira, si nutre e procrea
Nuovi estri che imparano a vivere chiusi
si industriano, espongono in virtuali vetrine
che uniscono, dicono, ma senza mostrine
appuntate sulle spalle di un esercito muto
operano, guariscono e intanto altri muoiono
Tutti imparano qualcosa nelle classi di casa
E anche io ho imparato, ho imparato a contare
Contare i giorni gli amici e gli amori lontani
i contagiati, i guariti e ogni giorno i defunti
Contare le pagine di giornale e quelle di libri consunti
Contare medici, volontari e infermieri
e i passi fatti fino all’altro ieri
Contare i pensieri che si mettono in fila
e i desideri che non hanno dimora
Contare le gemme che Primavera ha portato
la neve di marzo ed i fiori nel prato
Contare i tricolori alle finestre ed i canti stonati
in un mondo che vorrebbe non piangere i malati
Oh, sì che ho imparato a contare.
Su me stesso e sugli altri ho imparato a contare

Mario Vitucci

UNA NUOVA ALBA

Una notte di marzo
una tempesta funesta
si abbatte’ sull’Italia
e l’indomani tutto cambiò

Gli spazi affollati si svuotarono,
gli abbracci furono vietati,
i rapporti umani provati dall’imposta distanza

Un lato ignoto del globo si paleso’,
il buio impensieri’ l’intelletto,
le notti divennero insonni,
i giorni tutti uguali

Si cominciò ad apprezzare la quotidianità,
ad auspicare il ritorno alla normalità,
a non dare per scontato la vita

La lezione fu recepita,
la bontà travolse la cattiveria,
e, alla fine della quarantena,
il mondo si risveglio’ migliore

Pina Marinelli

SPERANZOSO DOMANI

E poi marzo, in un giorno di sole
arriva un virus forte e inaspettato,
un nemico invisibile,
che ci rende deboli in un momento disperato.
Ma attendiamo tutti un speranzoso domani,
e nel frattempo custodiamo il nostro caro destino nelle nostre mani,
l’Amore vincerà
e per sempre durerà.
Forza tutti,
andiamo avanti,
oggi siamo distrutti,
siamo lontani ma non distanti.
Il nostro sogno si realizzerà
solo un po’ di tempo ci vorrà,
nella Vita bisogna saper danzare
e imparare a non mollare.
Dobbiamo essere forti e dobbiamo lottare,
tutto questo finirà
e insieme sperare
che la vita normale al più presto ricomparirà.
Credi in te e credi in noi,
perché puoi
abbiamo un grande cuore
che aspetta ancora tanto amore.

Angela Amoroso

A CASA
.

Nel giorno uguale a ieri,
io aspetto che venga domani.
Forse dovrò ripetermi,
aspettare un altro giorno,
ma non demorderò
e aspetterò ancora un giorno.
Verrà dopo il risveglio
il raggio di sole vincente,
per tutti,
bello, luminoso e cocente.
.
Guido Rella

RESPIRO PROTETTO

Tiranno che’l piede tiene
A dimor propria, rifugia,
Ad ampio respiro lede
Ed esso pone in custodia.

Adesso, resta mozzo :
Andare certo, il dí
Aspetta, che Migliora
Arresto, cede il corpo.

Ahi, è fine, strazio.

Vincenzo Mannino

SENZA PAURA

Speranza.
Mancanza.
Distanza.
Invasa dalle parole,
svuotata dal nulla.
Lascio che il tempo
mi inganni ancora.
Lascio che il tempo
Setacci il passato.
Lascio che il tempo
Sospenda i giudizi.
Lascio tutto.
Lascio niente.
Torneremo.
E tornerò.
Senza paura.
E con il sole.

.
Margherita Vistocco

ALLA FINESTRA, IL TEMPO

Come la neve nel silenzio
ama tutto ciò che attraversa,
accarezzando l’aria di una città ferma,
sono alla finestra.
Ne sento il battito.
Lo confondo con il mio.
Mi sono innamorata
Del suono del mondo.

Mi sono innamorata di te,
che accompagni le mie notti insonni.
Sei la mia cura, il mio stare bene.
Sei il mio sogno che si compone.
Lentamente, dettagliatamente.
Condivido con te…

Senti, si ferma.
Si posa.
A fatica si tiene in superficie.
Necessita di similitudine,
altrimenti si scioglie.

Se incontra un po’ di sè,
un po’ di altri,
resiste.

Quanta neve,
ai piedi del mondo.
Immobile come il resto,
Sa di tutti i passi che vorrebbero
attraversarla.
… desideri rimandati.

Chiara Feoli

MUTA PRIMAVERA

Muta, primavera,
germogli di parole
sbucano dalla fredda terra.
Non può rimanere sepolto
quel virgulto
che lotta
tra aspri granelli
arsi dal sole
gelati dalla brina.
Muta primavera
giace
tra calici eleganti
di calle
oggi
riflessi al plumbeo sorriso del cielo.
Aspetta il culmo
del grano
chino tra spighe verdi
intubato di mille speranze
nel freddo dell’anima
che irrompe spietato,
schiavo di false serenità
mentre i campi abbandonati,
le strade
risuscitano deserti di sole voci,
la natura
delle ribellioni.

Luigi Giovanni Nicolosi

HO SEMPRE AMATO IL SILENZIO

Ho sempre amato ascoltare in silenzio
il cinguettio degli uccelli,
il soffio del vento,
me stessa.
Ho sempre amato il silenzio
del risveglio in un giorno  di neve,
del bianco che nasconde i colori,
che ammutolisce i rumori
di un mondo chiassoso.
Oggi non c’è neve,
i colori sono quelli di un inverno a finire,
il silenzio è quello di un mondo immobile mentre
il chiasso si fa spazio dentro di noi.
Oggi, io amo ancora di più il silenzio,
questo silenzio che è spada senza lama
pistola senza munizioni
bomba senza esplosivo.
Questo silenzio è arma contro una guerra
che non lancia bombe sui bambini,
che non uccide se resti a casa,
che non viola il diritto di essere uomo.
Oggi amo ancora di più il silenzio,
oggi è arma che vincerà  questa guerra.

Elvira  Cerullo

 IO RESTO A CASA

Io resto a casa per il bene comune
perchè mi voglio e vi voglio bene
recita il cartellone affisso in ogni dove .
Tutti a casa disse allora il barbone
e lentamente si avviò verso la sua panchina .
Lisciò con cura il vecchio cappotto
tossì talmente forte da far scoppiare il petto
con la coperta bucata si coprì alla meno peggio
guardò il cielo per farsi coraggio
e sognando un mondo migliore si lasciò andare in un sonno profondo .
Tutto troppo tranquillo
niente clacson niente rumore
e neanche un grido sciagurato di una squillo .
Troppo silenzio per essere normale troppo silenzio anche per morire .
E venne il domani e la luce del sole
e lo trovò ancora nella stessa posizione .
Immobile e rigido
morto al buio col buio nel cuore
morto muto e senza parole .

Luigi Addisi

SOLI. CORONAVIRUS

Siamo qui ,ora
Siamo in solitudine ma non soli
Al calar della sera come al sorgere del sole
Tutto resta immobile
Ci sentiamo privati di qualcosa di spontaneo
Abbracci, baci, strette di mano
Sembra irreale
Ma sta accadendo
Quando tutto finirà
Molti sapranno apprezzare ancora di più
La Magia dei piccoli gesti
La dolcezza di una carezza
L’Amore di un abbraccio
Ora stiamo qui, in solitudine, ma mai soli.


Rossella Spina

CHE STRANO MARZO QUESTO QUA
.

Ci toglie le certezze
Ma ci rende più fiduciosi
Ci toglie gli abbracci
Ma ci rende più uniti
Ci toglie i fiori
Ma ci rende più belli
Ci riduce la libertà
Ma ci rende senza confini
Che strano marzo questo qua
In mezzo a tante avversità
Ci rende più umani
Come quando eravamo bambini .

@saliumarjolapoesie

IL DITTATORE È ARRIVATO

Il dittatore è arrivato a febbraio
ci ha isolato nel nostro pensiero
ci ha tolto l’ abbraccio
ma la luna quella no

Totalitario, occupa tv,
impone militari e coprifuoco
ci ha nascosto labbra e viso
ma ci sei almeno tu

Ho scritto al sindacato del cuore
ma è chiuso anche lui
per riaprire le danze
per tornare come prima

Caro Dio ti ho chiamato
dai, hai avuto troppo svago,
labbra e viso dietro grandi mani,
desideri e realtà due lunghi binari

Il re è arrivato a febbraio
ha denudato città non consenzienti
ci ha tolto l’abbraccio
ma il tuo bacio quello no

Spietato, ancora in tv,
impone distanze in fin di vita,
ci ha allentato le risate
ma le lacrime quelle no.

Le lacrime ce le ha lasciate
per scrivere noi l’ultima parola
di tanti antichi romanzi,
prima di spegnere luci a tarda notte.

Francesco Nugnes

QUESTO TEMPO CHE SIAMO

Siamo cuori trafitti da lame infuocate,
rami nudi di un albero dolente.
Siamo l’apparente stasi di un momento senza tempo.
Siamo nuvole e il loro vagare,
onde del mare e il loro calare.
Siamo questo tempo che sempre fermo.
Tempo che incalza e ci ruba gli attimi da vivere.
Tempo di freddo e di paure
tempo di un tempo che verrà.
Tempo che ci troverà migliori.

Sara Perillo

IL TEMPO CHE NON È PIÙ

Vano è il ricordo di sana libertà.
Colmar il vuoto di cotanta bellezza
sembra una mera chimera.
Mi compiaccio nell’assaporar
la bellezza delle piccole cose,
scrutar l’albeggiare che ha il sapore di nuove speranze,
senza mai dimenticare il tramonto
che porta via con se un altro giorno
di amar ricordo di ciò che era
e che mai più sarà.
Speranze al cuore mi porta il tempo,
codesto che dona nuovi orizzonti,
passa sotto le ali di una rondine
che colora l’azzurro del cielo
in un tempo di primavera fermo nel passato.
L’anima mia alberga in uno spazio temporale dove i giorni sembrano uguali,
ma nulla più lo è;
siam cambiato noi
è cambiato il tempo.

Veronica Famà

RINASCERE

Vivo i miei giorni lasciando scorrere il tempo
come una pianta sconquassata dal vento
forse un giorno tornerà il sereno
ma in fondo non m’importa
chiudo gli occhi
respiro a fondo
non ho più paura del vento.
Mi apro a poco a poco come la gemma di un piccolo fiore
sento di nuovo il calore del sole
un po’ di timore per la brezza leggera
ma più nessuna paura della tempesta.

Fiorini Emilia

EROI IN TUTA DA ASTRONAUTA

Chissà se tuo figlio ti riconoscerebbe
dietro quell’asfissiante armatura.

Penserebbe ad un astronauta
chiamato a salvare il Pianeta
in un giorno come tanti,
con il sole che incurante
entra anche lui nelle corsie delle speranze.

Penserebbe che la paura
l’hai nascosta bene
dietro quell’armatura
e che le lacrime trattenute sono i segni sul volto
che ti porti a casa.

Penserebbe che ora non si intravede
nemmeno un centimetro di te
ma che la tua umanità non rispetta
alcuna misura di distanza.

Vincenza Ciao

L’IMPREVISTO CHE TEMEVAMO

Gli astri non ci avevano avvisato.
Nessuna stella
s’era fatta avanti ad annunciare l’accaduto.
Il mio oroscopo recitava solo
《Felicità a sorpresa》e 《Saturno dalle mie parti》.
Il meteo prevedeva
pioggia a nord
ed annuvolamenti al sud.
Del resto non una parola.
E quando l’abbiamo saputo,
abbiamo spalancato le bocche
e provato a ricreare un mondo intero
in un vano.
E nessuno dirà
che siamo stati inermi ad aspettare
che gli astri ci dessero finalmente
un buon segnale.

Concetta Maria Cambria

THE CROWN

Ci vogliono convincere
che già è tanto sopravvivere.
No, cazzo!
Qua bisogna vivere!
Ci meritiamo di vivere.
Tutti.
E bisogna stare attenti
a non abbassare la guardia:
ci stanno abbassando il morale,
e le difese immunitarie.

Hanno trovato il nemico perfetto,
l’invasore invisibile e silenzioso.
Corona in testa e tampone in mano.
Un nemico che s’incontra fuori
e poi ti uccide da dentro.
E così ci hanno convinto
che non si combatte per strada,
ma rinchiusi in casa.
Che si arresta il contagio
seduti sul divano.
E siccome non bastano gli ospedali,
dobbiamo vivere come carcerati
a pane e televisione.
E un’ora d’aria al giorno per cantare dal balcone.

Mi raccomando l’autocertificazione,
altrimenti c’è la sanzione
se esci a vedere se c’è ancora il sole.
Guarda il cielo, che bello!
Ti salutano i droni a forma di pipistrello.
Se vuoi ti portano pure la spesa
e l’ovetto con la sorpresa.
Io resto a casa,
tu resti a casa,
lui resta a casa.
Noi abbiamo perso,
voi non l’avete ancora capito.
Loro già lo sanno.
A guerra finita,
tornerà tutto come prima.
Ma tutto sarà cambiato.
Torneranno gli abbracci e i baci,
ma nel dubbio che poi ti ammali
ci daranno due o tre vaccini.
Registreranno tutti i dati e gli spostamenti,
e saranno temporaneamente non disponibili
tutti i libri non raccomandati.
Ogni tanto qualche blocco di connessione
per un’improvvisa congestione.
Che importa?! Tanto avremo il chip sottopelle.

Tornerà il sorriso, l’amore e la voglia
di stringerci la mano,
di prenderci per mano.
Ma prima, l’amuchina.
Terremo per ricordo una mascherina.
Magari servirà
per la prossima influenza,
quando per il bene comune
e la sicurezza nazionale
ci chiederanno nuovamente
di tenere la libertà a un metro di distanza.
Di tornare chiusi dentro casa,
per bloccare il contagio di un’altra epidemia.
E sbloccare il contagio della stessa paura.
E sarà tutto normale,
tutto così maledettamente normale
che sopravvivere diventerà una sana abitudine

Luca Giacomozzi

MERLO DI UN MARZO ABORTITO

Merlo del Marzo abortito
Anche tu la senti questa cappa soffocare
I tuoi canti che sanno d’alba
E di profumo d’erba

Sembrano muti
Al calar della non-quiete
Sotto queste strazianti teche
A forma di casa,
dipinte di ansia e arrese
ad un domani insicuro

come il primo bacio dato

Merlo di un marzo furioso
Anche tu non odori le orchidee spente
I tuoi sguardi curiosi
Mirano attorno sorpresi
Di vedere un diverso mondo

Tu che scruti
Al venire di un altro non-giorno
Invade anche te,questa messa pedante
Silenziosa come un preliminare
Di presagi di un divenire oscuro

Come un morto neonato

Merlo del marzo addormentato
Con il tuo chioccolare
Risveglia ogni cosa
Di vita selvaggia,
puttana o sposa
con il tuo mantello corvino
fai risplendere la terra ed ogni bambino
tornare al suo sorriso

fai ricucire una nuova raggiante rotta
a questa nave,scalfita sporca
mai più così rotta

Giuliano Cimino.

PAROLE IN QUARANTENA

Prima che accadesse
Prima che potessimo pensare fosse possibile
I mandorli erano già in fiore
La primavera già qui

Siamo fuoco
Sotto la cenere del silenzio
Questo silenzio che non è notte
Che sulle città
Si ritrova gettato
A proteggere e narrare
Il vuoto stradario delle nostre fragilità
Sorprese
Sempre uguali
Mai più vere

Siamo fuoco
Benché ridotti a frammenti
A quel che possiamo essere,
Effettivamente,
Solo
In compagnia di noi stessi

Siamo fuoco
Braci dell’incendio che era la vita
Prima – abbracciarsi,
annodarsi allo stesso tavolo le risa e gli occhi
in gola e sulle labbra il vino e la musica
barattare al mercato ogni genere d’umore con pesce azzurro
e racconti da Milano con origano e salvia
accogliersi nello spazio improvvisamente comune
di un bracciolo o due fermate
Commensali di una prossimità
Preziosa ora che ci è interdetta

Siamo fuoco
Scintille elementari scomposte in solitudini complesse
Isolati ma non soli
In una lotta che è inazione
Prigionia che libera
E disciplina che arde
Consumando logaritmi di crescita e caos capillari
Nella stessa speranza

(Mai come ora
Salvarci – qualunque significato possa avere –
Sarà insieme
O non sarà)

Siamo fuoco
Rinascita in potenza
Promessa di resurrezione
– soprattutto, desiderio di farcela:
così
torneremo a illuminarci
l’uno il volto dell’altro
torneremo a scaldarci
mani e cuori
torneremo a stare insieme
e più che insieme, accanto:
non più gelosi di un metro di vuoto
torneremo, dobbiamo augurarci,
migliori di quanto ricordiamo

Nell’inedita libertà
Di essere quel che siamo
Animali sociali tutti,
Ciascuno prossimo dell’altro
Prima di ergere difese
Prima di qualsiasi pia intenzione

Siamo già primavera
Fuoco sbocciato
A resistere
Unire
E guarire

Rosario Dipasquale

LA PIOGGIA

Oggi qui a Roma  il cielo è grigio,
sembra il  lamento  del popolo ligio
Strade deserte, senza sorrisi,
gli affetti gli amici son stati divisi.
La pioggia che cade sugli alberi in fiore
è un canto di pace tra l’uomo e il Creatore.
Diventa sottile la flebil speranza
del lavoro perduto in questa mattanza.
Piove sui sogni di amanti lontani,
pulisce il passato e prepara il domani.
Le gocce son lacrime
di rabbia e amore.
Per chi le sente
con l’anima e il cuore.
Clizia Aloisi

VIRUS NELLA M-E-N-T-E

Improvvisa-m-e-n-t-e.
Inaspettata-m-e-n-t-e.
In un giorno qualunque
ovunque
un virus
spaventosa-m-e-n-t-e
dilagante
si diffonde.

Prepotente-m-e-n-t-e
si attacca alle cose
e alla gente
allargando le distanze
allungando le scadenze.

Ognuno è impotente
il ricco, il pezzente.

Eppure

Insieme
appassionata-m-e-n-t-e
in una lotta contro il niente*
per fermare
questo virus
sconvolgente-m-e-n-t-e
insolente
che abbiamo anche nella m-e-n-t-e.

*invisibile

Rita Tirella

IL NOSTRO TEMPO

Tempo
Così inevitabile
Così fugace

Tempo
Che rende le cose così speciali
Che le distrugge, fino a corroderle

Tempo
Ciò che non avevamo e ora abbiamo
Respira.

Andrea Demontis

PAROLE IN QUARANTENA

Si ritrova calma
In questo silenzioso caos,
ci si ritrova
nel profumo del mare d’inverno.
E si ritornerà a sorridere
Sotto il tiepido sole d’autunno
Con la consapevolezza
Di un mondo che è sopravvissuto.

Giada Pugliese

PAROLE IN QUARANTENA

Le mura che circondano il castello mai,
mai così invalicabili
nascondono un giardino colorato
una farfalla ci sorride
mentre ci stringiamo vicini
non c’è pericolo,
il castello dei nostri guai ci protegge
il sole della vita continua,
il dolce ricordo resta.
Stefano De Iuliis

PAROLE IN QUARANTENA

Nella solitudine dei miei giorni ho capito tante cose…
Ho capito che mi basto anche da sola,  senza inutili presenze
Ho capito che cercare non è come essere cercati
Ho capito che alcune persone bisogna lasciarle andare,
non meritano la mia attenzione
Ho capito che io valgo molto di più
Ho capito che la mia forza è inesauribile
Ho capito l’essenziale per continuare a volermi Bene
ora più che mai…
E non importa se rimarrò sola, avrò sempre la mia forza
Ho capito.. e questo può bastare!

Rossella Spina

ACROPOLIS NEL CAOS

Infetti omologati rinchiusi in carceri d’oro
Trafiggono affliggendo la mente
Paure e inconscio umano,
unite in un concilio nero
Le correnti di ossigeno abortito innuendo
In corsie d’affluenti di un’insicura sorgente

Popoli in trincee da Roma a Laos
È tutto un semipasto svuotato
Un rincorrere pace senza pace

E fuori Regna il caos
Dentro Regna il caos
Sottopelle, solamente inerzia
E caos, spocchioso silenzio
Chiacchiericcio e caos

Siamo domande irrisolte
Ancora, nonostante il tempo
Raffermo, il cielo muto
Le maschere disilluse
Le scuse rannicchiate

Acropoli sotto inchiesta
E parlamenti abbandonati
Ambulatori Sovraffolati
E strade orfane di passi
Grattacieli in frantumi
E banconote senza portafogli

Qui, l’umanità finge vita

Michele Grigato

LA NEVE A MAGGIO

Siamo sospesi nel tempo
come dei pioppi
i candidi piumini nell’aria.
Volteggiamo incerti,
in balia del vento
e d’un malvagio re,
che ciecamente colpisce
e condanna
a un volteggiare infinito.
Alcuni,
trovano la terra,
che dolce ci ripara,
ci facciamo forza
uniti
e guardiamo il cielo,
e i fratelli
che mai più rivedremo.

Mattia Vignola

IN BOTTIGLIA

Capitare sulla spiaggia come un messaggio inatteso
Una foglia fra i denti di un colore preciso
Acre la brezza
Madida la pezza
Stiamo dentro la bottiglia
La poltiglia  ci inebria
Mosto anestetico
La routine insolita
Che lievita
Nei nostri ego
Sgonfiando le pretese
Baciandoci le nuche
Il collo è lontano
Neanche lo guardiamo
Ma se mi passi un fiore
Qui dentro  te lo curiamo
Capitavo sulla spiaggia
Quel messaggio… l’ho preso
Maura Termite

SILENZIO

È verìdica e cinica l’assordante realtà
che circonda il terzo pianeta più vicino al sole.
Il quotidiano è stato manomesso.
La morte incombe,
la speranza vive:
è lucida e splendente.
Le pupille e i geni dei più fortunati
si illuminano di coraggio,
i cuori dei meno
si rialzano lentamente.
La superficialità umana è caduta
e il mare respira
e la terra respira
e l’aria respira.

Cleide Gulino @il.segnalibro_

GODETE QUESTO TEMPO

Vivo attraverso i germogli,
dietro queste alte sbarre dorate
vivo su questi miei fogli,
sento parole uscire, mai nate.

Cantano uccelli fuori casa mia,
accompagnano ambulanze,
obblighi tutti a tener le distanze
maledetta pandemia.

Che speravate di fare
figli e padri di un mondo malato?
Vivere sani? Andare al mare
con la terra lasciata al suo fato?

Non c’è speranza per voi che sperate
di mandar via il problema ignorando
che è necessario passar le giornate
chiusi in casa, chissà fino a quando.

Godete questo tempo nel nido,
abbracciate la vostra famiglia.
In corsia si leva un grido:
c’è una donna che ha perso la figlia.

Francesca Cormani

PAROLE IN QUARANTENA

Ti verrò
a cercare, 
tu portami
nella mano.
Dove non
ho paura,
si muovono
gli occhi
e la gente
si tocca.
Domani.
Cosa.
Ci aspetta.
Non c’è fretta,
cammina piano,
in punta
di piedi
e ascolta.
Quel suono
che sembrava
così lontano,
la paura
di ritrovarsi
di nuovo
vicini.
Si perde
il rumore.
Trovi i colori.
Scriviamo
sulle pareti
di casa,
wow. Che figata.
Mi accendo
di battiti,
si muove
l’amore.
Ne è valsa
la pena.
Sei il confine,
fammi vedere.

Sabrina Sica

GOCCE D’OCEANO

La pioggia danza sull’asfalto
come gocce d’oceano
di acque che si risvegliano
e si riuniscono, dopo tanto tempo,
alla Pachamama.
Salutano
per l’ultima volta,
con ritmi caotici,
i momenti passati,
sofferti
e soffocati.
Per liberarsi nell’aria
silenziosa
e fresca
di giornate senza passi
senza scambi
senza incontri
immobili.
O forse pulsanti
di un amore che si prepara
a manifestarsi
con nuovi passi
nuovi scambi
nuovi incontri.
Spogli delle vecchie banalità,
rivestiti dell’essenziale
e palpabile presenza
di un essere rinato da se stesso.
E mentre scrivo queste parole
la pioggia si riposa sull’asfalto
dopo aver consegnato le sue
gocce d’oceano
e averle liberate nell’aria.
E mi chiedo
se anche il silenzio di queste giornate
accolga il mio canto
come parole che vogliono liberarsi
e sciogliersi come neve
tra le braccia di chi sa
che all’Amore si tornerà.
Noemi Filippi

TERRE MIE

Ci sono posti che mi porto
stipati nel cuore in un bagaglio,
insieme a quelle persone
che mi hanno rapito,
sempre ho lasciato qualcosa di me
ad ogni dovuto abbandono o ritorno.
Ora che ci hanno divisi,
piango nell’animo e sembrano
lacrime pure vostre le mie,
rivoli su un viso sempre più frastagliato,
pioggia violenta sulle terre
che respirano e riprendono a fiorire,
senza me.
Mi conforto a pensare che siate in attesa,
che non sia soltanto mia la mancanza
che in bocca tace le parole,
un’amara e dolce malinconia
mi strugge e mi tiene viva.
Se non nel corpo, tornerò
sotto vesti di cenere,
se non domani, sarà oggi
in un bacio che attraversa i ricordi.

Valentina Fontana

E UN VENTO …

E un vento di morte
Scosse la Terra, stremata
E stanca.
E quel vento invisibile
Strigliò e gridò il dolore
Dell’uomo.
L’ululato del vento soffiò
perverso.
E l’universo risuonò invaso.
e restò attonito.
Sbigottito, impotente, muto
E impaurito l’uomo attese.
Attese dietro le porte e
Dentro le case che l’ira
Passasse, che l’ira finisse.
Finì la rabbia dell’uomo
Contro l’uomo.
Finirono le guerre e tutto
Si fermò nello spavento
Che attanagliava l’aria,
Che era diventata infetta.
Nel respiro contagioso
L’uomo si rinchiuse
In se stesso e pensò
A se stesso alla sua vita
All’amore, che aveva
Dimenticato e qualcuno
Sognò un nuovo mondo
Un nuovo modo di essere
Di esistere e resistere
Alle sfide che solo
La vita sapeva dare.
E il vento attese,
Attese che l’uomo
Imparasse ad amarsi
Ad amare la Terra
A invertire la rotta
Arcaica della guerra.
E il vento attese
Che l’uomo imparasse
Ad amare davvero.
Elena Opromolla

NELLE ATTESE

L’aria che tira
ci disgrega,
abbiamo
bruciato l’aria
ci manca l’aria
e d’aria
s’annega.
Ma quando
cominci ad aver
dimestichezza
con l’apnea delle
distanze protese
ti accorgi che
la bellezza
galleggia
nelle attese.

Lorenzo Dalprà

LETARGO E RISVEGLIO

Sei giunto veloce e silente,
A ciascuno hai imposto uno stop.
Tutto si ferma per rallentarti.
Togli il fiato alle persone.
Mentre l’essere umano si riconosce più debole,
guarda gli occhi e li comprende di più
quando la mascherina cela il volto.

La primavera avanza sovrana,
esplodono i colori
in un inno alla vita che porta con sé il profumo della vittoria.

Le dita corrono alla maniglia,
occhi di bimbo si accendono nella speranza di rivedere parenti e amici.
Le mura che ci avevano racchiuso come un bozzolo,
protetto e tenuto lontano dalla quotidianità,
presto potranno essere valicate.

Forse torneremo alla vita che avevamo.
Forse faremo più tesoro di ciò che prima trascuravamo.
Forse il Covid-19 cambierà qualche coscienza.
Forse cercheremo di essere migliori.

Anna Rigamonti

IL GIARDINO DEI RICORDI

Una foto, un ricordo…le radici tutte intorno,
le tue mani fan fatica….
da lontano profumano di vita.
Il giardino dei ricordi, dei pensieri,
dei miei giochi di ieri.
Verdi viti, bianchi gigli,
glicine in fiore di dolci colori.
Io passaggio nei ricordi…
mi rivedo saltellare, correre e giocare…
in quel tempo mi ritrovo…
sento forte il profumo di alloro…
Chiudo gli occhi un solo istante e per me non sei distante…

Annalisa Sessa

INFANZIA

Mi ricordo la mia infanzia
Persa nei campi
A giocare con foglie di acacia
Tirando sù spighe di grano
Distesa nell’erba
Come le coccinelle
Con la fortuna
Che mi portavo dentro,
I tramonti con poco vento
La sagoma di mio padre
Con la sigaretta in bocca
Era un signore
Anche col cappello di paglia.
Ero così piccola
E lo sono ancora oggi
La fortuna
l’ha portata via il tempo
I campi sono ormai
Intricati boschi
Rovi e spine mi allontanano
dal quel passato
Che comunque sarà solo mio.

Elisa Pompei

ASPETTANDO QUELL’ALBA

Aspettando quell’alba di gioia,
siam sospesi tra l’ansia e la noia,
mentre il cuore già palpita insano
al pensier di quel figlio lontano.
L’incertezza di un prossimo abbraccio
poco a poco raggela il coraggio,
ci proietta di colpo in un limbo
e ci fa ansimar come un bimbo,
che si sente ad un tratto smarrito
perché più non conosce il suo nido.
Ma cos’è che fa tanta paura,
che la vita ci rende insicura,
che ci ottenebra e offusca la mente
e ciascun or si sente impotente?
È un nemico che senza riguardi
ci colpisce scagliando i suoi dardi.
Quanti eroi ha fiaccato e sconfitto!
Quanti volti ha rigato ed afflitto!
Ogni giorno che passa è una sfida,
contrastando la forza nemica.
Tutto il mondo ai suoi piedi ha prostrato
ed al mondo le ali ha tarpato.
Pur la scienza un po’ si è stranita
a vederlo infierir sulla vita.
Ma la scienza che mai non si arrende,
premurosa la mano protende,
chè non creda l’ignobil nemico
che essa abbia il suo ruolo esaurito.
Noi si vive così nell’attesa
che al fin quella mano protesa,
sferri il colpo all’infido rivale,
annientando l’orribile male.
Ed intanto aspettando quell’alba,
ci struggiam tra il timore e la rabbia.
Ma se volgi lo sguardo all’azzurro,
sai, si avverte nell’aria un sussurro,
che riaccende vigore e speranza
ed all’animo dona baldanza.
Suona in primis un monito e dice,
perché ognuno ritorni felice:
“D’ora in poi sia più attento quest’uomo,
che fa guai al fragore di un tuono!”.
Poi soggiunge ed il mondo sorride:
“Passerà, passerà e finirà, tra canzoni, rigore e preghiera,
questa lunga e torbida sera”.

Teresa Scozzafava

EROICA MADRE

A te che sei vita della mia vita,
palpito, respiro anima.
A te che non hai mangiato per me,
che hai usato il tuo corpo,
quale scudo alle percosse per salvare il mio.
A te che hai riso e pianto con me,
e urlato e litigato,
e poi ci siamo abbracciate,
fino a fonderci e poi respingerci.
A te che sei me e viceversa,
che hai fatto di me una Donna di valore e speciale,
a te ora io vorrei poter donare la libertà.
La libertà
da quella condizione che non t’appartiene,
che non è degna per una donna eccezionale quale sei,
e sarai sempre.
A te Regina, Imperatrice, Staffetta Partigiana,
Eroica Temeraria, Nutrice,
Genitrice, involontaria vittima degli eventi.
Anima Candida,
martoriata vederti inerme è condanna,
a te vita mia, mia estasi, il mio eterno amore e gratitudine.
Ci siamo amate, odiate, e ancor più amate.
Facce della stessa medaglia, legame indissolubile.
Anime di forza, coraggio,
determinazione, allegria.
Anime perse e ritrovate,
dannate, battute, e mai piegate.
Io e te sempre e per sempre.
E tu Padre, che tanto l’hai amata e pure ferita,
a te chiedo un solo favore,
ora, adesso, stanotte, domani,
ma prima possibile:
vieni e prendila per mano,
incamminati con lei verso il tramonto del mare,
come tante volte vi ho visto fare,
come quando eravate felici.
Portala con te, falle questo dono.
Perché qui, per lei,
è rimasta solo miseria umana.
Lei Eroica Madre, merita di meglio.

Emanuela Giordano

GRATTARE

camminare

nella stessa direzione
quando nessuno
sa dove andare

capirsi per errore
arrivare

come un angolo della mia mente che prude
e tu lì
a grattare

Ilaria Frascarolo