Detto Mariani

E’ con grande dolore che apprendiamo della morte di Detto Mariani.

Noi del Papavero ci stringiamo virtualmente alla famiglia e ai suoi cari e lo ricordiamo con uno stralcio tratto dal libro “Sono un premio No-Bel” di Gianni Mauro dei Pandemonium

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Gianni Mauro Dei Pandemonium, persone in piedi e spazio al chiuso

Detto Mariano e Il bisbetico domato

Il Maestro Detto Mariano (Detto è il cognome e Mariano il nome, ma diventò famoso come Detto Mariano, come se fosse stato il contrario), di origine marchigiana, presto si trasferì a Milano. Era un bravissimo pianista. Conobbe Celentano, durante il servizio militare, che per una strana fatalità, li accomunò. Celentano, avendo intuito il grande talento di Detto, lo fece entrare nel Clan e, dopo poco tempo, ne divenne uno dei pilastri. Oltre che autore di grandissimi successi, Detto è stato arrangiatore di Celentano, Mina, Battisti, I Camaleonti etc.

Dagli anni ’80 si dedicò alla composizione di colonne sonore di film di grande successo (con Celentano, Banfi, Pozzetto, Ornella Muti, Eleonora Giorgi…).

In quegli anni si spostò da Milano a Roma, dove vive ancora oggi. In verità, si era trasferito perché stava facendo alcune operazioni discografiche e, nello stesso tempo, stava scrivendo le musiche di scena della commedia musicale con Rascel In bocca all’Ufo.

Avendo saputo che ero un autore di testi, mi fece scrivere le parole di alcuni brani, per alcune sue produzioni discografiche che erano in atto in quel periodo. Si trattava del retro dei dischi di alcune sigle televisive che andavano forte all’epoca. Il mio lavoro gli piacque e mi promise che mi avrebbe coinvolto in molte operazioni.

E così fu!

Un giorno mi contattò e mi diede appuntamento alla Sala d’incisione di Gianni Boncompagni, a Roma. Mi portò in un ufficio che si trovava all’interno di questa grande sala di registrazione. Poi mi disse: «Ho capito che sei un bravo paroliere, allora voglio darti un’importante opportunità. Io sto registrando la colonna sonora del film Il bisbetico domato con Celentano e Ornella Muti. La sceneggiatura e la regia sono di Castellano e Pipolo (n.d.a. Pipolo in realtà si chiamava Moccia ed era il papà di Federico Moccia, lo scrittore che oggi va molto di moda). Per questo film mi servono due canzoni da inserire in due momenti della storia. Una relativa alla scena in cui Celentano, che pigia l’uva con i piedi, nel modo tradizionale, fa una divertente e originale gara con un macchinario che svolge lo stesso compito. L’altra da inserire in una scena in cui Ornella Muti si improvvisa contadina, ma combina solo guai. I brani non devono piacere solo a me, ma anche Castellano e Pipolo ne devono essere convinti.»

In quel momento ero solo emozionato e contento. Mi andava bene tutto. Si trattava di entrare in un mondo a me nuovo, ma interessante e ben remunerato dalla SIAE.

Fra l’altro Celentano, in quel periodo, andava fortissimo, anche cinematograficamente. I suoi film incassavano parecchi miliardi. E la quota degli autori era, in base agli incassi, piuttosto buona.

Poi Detto aggiunse: «Questa è una cassettina contenente le musiche, tu le ascolti e in base alle scene che ti ho spiegato, mi scrivi due buoni testi. In bocca al lupo!»

Io lo ringraziai e gli chiesi: «Quando ci rivediamo per darti i testi?»

Detto mi guardò perplesso, poi rispose: «Che cosa? Quando ci rivediamo? Ma stai dando i numeri? Forse non hai capito bene, tu non ti muovi da qui. Adesso ti chiudi in questo ufficio e, nel più breve tempo possibile, mi consegni almeno un testo. Hai capito ora! Io sto in sala a continuare gli arrangiamenti, tu appena hai fatto, vieni in sala e mi fai leggere quello che hai scritto.»

Mi impanicai di brutto!

Pensai: “E mo’, come faccio a scrivere un testo in un’ora? O Madonna!”

Contemporaneamente, mi dicevo che non potevo sprecare quell’importantissima occasione. Avevo la possibilità di inserirmi, come paroliere, nel giro delle colonne sonore. Oltretutto collaborare con il Mitico Detto Mariano, avrebbe accresciuto, di molto, la mia importanza e la mia credibilità come autore della parte letteraria (così è definito, ufficialmente, dalla SIAE, colui che viene detto, comunemente paroliere). Insomma, dovevo concentrarmi al massimo e inventarmi qualcosa di funzionale.

La prima idea che mi venne in mente fu quella di dare un’impronta un po’ poetica al testo, quindi misi giù delle parole ispirate a una poesia di Lorenzo il Magnifico, Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia

Corsi subito in sala da Detto Mariano, per portargli il mio capolavoro. Il Maestro mi guardò attentamente e mi sorrise. Poi, garbatamente, ma con estrema chiarezza di idee, mi disse: «Gianni, qui non abbiamo bisogno di poeti. Tu puoi essere molto bravo poeticamente, ma in questo contesto ci vuole un testo leggero, divertente, scacciapensieri. Dai che ce la puoi fare!»

Detto fu gentile e mi diede anche una bella carica. Tornai nella stanzetta, con le idee molto più chiare. Erano canzoncine per un film commerciale, rivolto al grande pubblico, dovevo, assolutamente, cambiare registro.

Allora mi vennero in mente queste parole, che scrissi subito: Fiori fantasia la lla la lla la lla forza che sei tutti noi laaa la lla la lla festa di colori la lla la lla la lla pigia forte e canta insieme a noi Grappoli d’oro la la la la la la

Come un fulmine, ritornai da Detto, che appena lesse i pochi versi, mi disse: «Benissimo! Vai alla grande!»

A quel punto, una volta trovata la Chiave, fu un gioco finire il testo. E facilmente scrissi anche l’altro.

I due testi piacquero molto a Detto Mariano e a Castellano e Pipolo che mi riempirono di complimenti.

Le due canzoni vennero arricchite dalla meravigliosa voce di Patrizia Tapparelli.

Ciao DETTO