Il morso del ratto
Un racconto ironico e sferzante ambientato nei vicoli di Napoli, dedali ricchi di uno straordinario substrato culturale. “Il morso del ratto” è un vero tributo d’amore verso una città dalla quale l’autore si è sentito tradito, ma non ha mai smesso di amare. Pagina dopo pagina rivivi le tradizioni, i personaggi, la musica partenopea. Diversi i temi affrontati: la violenza sulle donne, la diversità che fa paura ma poi viene accolta dal gran cuore dei napoletani, i conflitti tra le diverse culture, la latitanza delle istituzioni, lo scontro interreligioso e il divario tra il mondo vecchio e il nuovo, caratterizzato soprattutto dall’invasione della tecnologia. Paradossi, contraddizioni, problematiche alle quali Francesco Maria Olivo non sa dare una risposta se non invitare il lettore alla riflessione trascinandolo, attraverso un gioco di detto-non detto e continui malintesi, sul magico palcoscenico di una città tanto straordinaria quanto complessa.
Il morso del ratto: trama
Il racconto, dallo stile denso, raffinato, mai banale, è ambientato tra i vicoli di Napoli, in quegli anfratti pullulanti di vita, pregni di storia e di storie, tra personaggi folcloristici e surreali, tra giochi di parole e malintesi, tra i colori dei femminielli e le voci delle popolane. “Il morso del ratto” si dipana in un arco di tempo che va dal 10 maggio 1987 a un imprecisato prossimo futuro. L’intera narrazione corre sul filo di un equivoco lessicale che darà vita a un fantasmagorico ed esilarante intreccio tra un’orribile menomazione fisica causata dal “morso del ratto”, la vecchia camorra e il califfato nero. Protagonista indiscusso è Ciruzzo mezacapa, dal bianco turbante, al quale un po’ la capuzzella del Capitano un po’ San Gennaro, in una commistione di sacro e profano, hanno salvato la vita e, rimasto orfano, viene adottato dall’intero quartiere Speranzella, che lo protegge facendogli scudo con il suo abbraccio, perché nelle difficoltà i quartieri, soprattutto quelli più poveri, diventano casa, diventano famiglia.
Sull’autore de Il morso del ratto
Francesco Maria Olivo è un ingegnere dalla grande stazza, capelli brizzolati e scarmigliati, i cui modi e il tono pacato contrastano con l’aspetto e l’atteggiamento di un orso disturbato durante il letargo, Il suo linguaggio è pungente, paradossale, quando l’ascolti hai quasi la sensazione di rileggere alcune pagine de “Il morso del ratto” e viceversa. È un uomo di poche parole, e ciò si riverbera inevitabilmente sulla narrazione. Cerca di sceglierle con calma e cura, il che nell’urgenza del dialogo spesso, e quasi inevitabilmente, non avviene. Parla solo delle cose che conosce bene, il che limita drammaticamente le sue possibilità espressive. Vive ad Avellino, ma è nato e cresciuto a Napoli e in quell’humus affonda le radici la sua cultura, pregna delle tradizioni, della musica, dei colori e della fervida vivacità partenopea. Prossimo al dodicesimo lustro, oltre a “Il morso del ratto”, ha pubblicato con Il Papavero una breve raccolta di poesie, “Biglietto di sola andata” e il romanzo “Trenta giorni di luce”, ambientato sul monte Faito, tratto da una storia vera che rasenta l’inverosimile, ma estremamente coinvolgente e capace di emozionare anche i lettori più glaciali.
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